Diciamocelo, il lavoratore moderno (o almeno la maggior parte) lavora perché “deve”.  Così si dice.

Nella quarta puntata della serie “Strappare lungo i bordi” prodotta da Netflix, l’amica chiede a Zero Calcare

“Ma che lavoro vuoi fare? Che obiettivi hai?”

‘Strappare lungo i bordi’ di Zero Calcare – serie firmata Netflix

Lui risponde con estrema onestà

“Ma che domanda è che lavoro voglio fare? Voglio fare una cosa per cui ci pago l’affitto, le bollette… un lavoro normale insomma.”

Come già detto in un articolo precedente pubblicato in collaborazione con Fintech Jobs, fino a qualche anno si auspicava al posto fisso. Si cercava un compromesso per guadagnare uno stipendio col quale pagare vizi e spese necessarie e avere una vita soddisfacente.

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato.

I lavoratori moderni sono cambiati. L’approccio è cambiato, la società è cambiata ma soprattutto le esigenze e le aspettative.

Le persone vogliono di più, e non necessariamente in termini economici. I candidati stessi sono sempre più attenti ad altri aspetti come il blasonato work-life balance, i benefits, la possibilità di crescita professionale, la formazione e da ultimo (ma non per importanza) la cultura aziendale.

Il dipendente moderno cerca il Work-Life balance

Sempre più candidati, seguendo il trend dei paesi nordici, ricercano un livello di work-life balance che sia in linea con le proprie aspettative.

Ma cosa si intende? Con il termine work life balance si intende letteralmente la capacità di bilanciare in modo equilibrato la vita professionale e la vita privata.

Per il 66% dei lavoratori italiani intervistati in occasione dell’indagine 2021 di Randstad sull’employer branding, il work life balance è l’aspetto prioritario nella scelta di un’azienda. La percentuale del nostro Paese è superiore anche alla media europea (60%).

Nel Vecchio Continente, infatti, all’equilibrio tra lavoro e vita privata vengono preferiti una buona retribuzione e benefit interessanti (67%) e un’atmosfera piacevole sul posto di lavoro (64%).

L’indagine di Randstad ha anche evidenziato un significativo gap tra le aspettative dei dipendenti e quella che, secondo loro, è la realtà dei fatti. Il campione coinvolto nella ricerca ritiene che l’equilibrio tra vita privata e professionale sia uno degli elementi non offerti (o non comunicati) a sufficienza dalle aziende.

Queste, al contrario, sempre secondo la percezione dei lavoratori italiani, sarebbero maggiormente concentrate su aspetti come solidità finanziaria, reputazione aziendale e ambiente di lavoro.

Photo by Unsplash – Austin Distel

In certi ambiti si lavora meglio

Tutto sommato i lavoratori moderni cercano di migliorare non solo il bilancio fra lavoro e vita privata. Importante è anche il modo in cui si lavora.Senza cercare di sminuire un discorso complicato, con FintechJobs.Today abbiamo notato 5 trend chiave che sono presenti dove si ‘lavora meglio’:

  1. Si lavora seguendo il manifesto agile (o quantomeno una sua versione) con una preferenza per un prodotto rilasciato in incrementi, con documentazione lean e più focus su interazioni flessibili che processi,
  2. Poca separazione fra gli utenti e chi guida il processo,
  3. Voglia (e capacità) di evitare ‘Highest Paid Person’s Opinion’ e invece seguire decisioni basate sui dati, non sui  job title,
  4. Il project manager (o team leader) decide ben poco rispetto al team (il lavoro dura tanto quanto dice il team che lo produce non i vertici),
  5. Si applica bene Build, Measure, Learn (Lean Startup) per gestire vari business function non solo Tech & Design

La cultura aziendale da non dimenticare

Un altro aspetto di cui si sente sempre più spesso parlare e che sta catalizzando l’attenzione dei candidati è quello della cultura aziendale. Questa diventa parte integrante dell’organizzazione stessa e identifica l’insieme dei principi, regole e valori che verranno seguiti da manager e collaboratori a tutti i livelli.

Ci sono vari tipi di cultura aziendale e da parte di un candidato è diventato sempre più necessario capire se c’è un buon match e se la cultura aziendale è condivisa. Un po’ come uscire ad un appuntamento con una persona e cercare di capire se c’è feeling…

Lavoro dal remoto e orario lavorativo

E per quanto riguarda temi estremamente attuali come remote work e orario lavorativo? La pandemia ha sicuramente sconvolto il paradigma dello remote working per come era inteso in passato.

La maggior parte delle aziende ha capito che si può lavorare, anche in team, a prescindere dalla presenza fisica. Basta essere organizzati. E lavorare su obiettivi e KPIs tracciabili.

Il dipendente ha capito che la vecchia concezione fordiana delle 8 ore lavorative timbrando il cartellino è ormai fuori moda.

Molte aziende si sono adeguate, hanno capito la situazione e hanno introdotto la modalità full remote.

Altre realtà hanno optato per un mix (il vero smart working) con la possibilità di lavorare da remoto per 2-3 giorni alla settimana.

E poi? Incredibile a dirsi ci sono aziende che si ostinano a voler tornare 100% in presenza.

Cosa ne pensano i lavoratori moderni?

Alessandro Massari è un altro early adopter della community di FintechJobs.Today.

Alessandro ci ha spiegato il suo punto di vista:

“Trovare lavoro in Italia è complesso soprattutto ad inizio carriera, ovvero nei primi 2/3 anni quando non si hanno esperienze pregresse e non si conoscono nemmeno le proprie potenzialità.In questi anni ho praticato il cosiddetto Job Hopping (molto famoso negli States) cercando di provare nuovi ruoli in differenti aziende per cercare la mia passione e il mio ruolo. Credo di averlo trovato come Sales/Business Developer, ruolo che ricopro attualmente.

Il mio obiettivo è sempre stato quello di passare i colloqui e piacere ai selezionatori, per questo mi sono esercitato in tantissimi colloqui. Potrei dire di averne all’attivo più di 40 (in 4 anni post Università).​​Il mio consiglio è quello di valorizzare al massimo le proprie competenze, continuare a studiare ed essere competenti su ciò che gli HR richiedono. Capire come funzionano i colloqui e processi di selezioni, avere un profilo LinkedIn curato e strutturato che sia SEO oriented.

Linkedin è l’Abc della ricerca del lavoro, ma non l’unico. Alessandro ha concluso la chiacchierata con noi lasciandoci con qualche consiglio per chi cerca nuove posizioni.

Prima di tutto filtro il settore e ruolo che mi interessano, facendo una scrematura;

Mi piace che la descrizione del ruolo sia chiara e che riesca a comprendere quali saranno le mie attività;

Non è ancora disponibile in Italia ma presto lo sarà, la feature in cui posso vedere il range salariale e quindi valutare anche a livello economico se interessante per me la Job Description;

Guardo anche benefit aziendali offerti come corsi/palestre/ticket e la flessibilità di lavorare sia dal remoto che in ufficio;

L’orario lavorativo inteso come quanto l’azienda in questione rispetti il work-life balance, magari non sempre nella description ma cerco di capirlo durante le prime fasi di colloquio.

Conclusioni

I tempi sono cambiati e continuano a cambiare. Questo è il motivo per cui le aziende devono stare al passo coi tempi, se non vogliono perdere appeal e la possibilità di attrarre i migliori talenti disponibili sul mercato.

I job posting devono contenere più informazioni possibili, così da informare i potenziali candidati sulla posizione e sull’azienda.

Il dipendente moderno vuole lavorare Smart sia a livello fisico (dal remoto) che mentale, quindi in aziende che abbiano i presupposti per renderlo felice e a suo agio nel contesto lavorativo. E per fare questo è essenziale una cultura aziendale condivisa, un work-life balance sostenibile e la possibilità di una crescita professionale valida.

Articolo in collaborazione con

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