Cosa guida le nostre scelte? Cosa ci porta a voler risparmiare o investire il capitale per un qualcosa di specifico?

Nulla è casuale ma è tutto dettato dalla nostra predisposizione e dai nostri comportamenti.

È per questo motivo che negli anni Cinquanta si afferma il concetto di finanza comportamentale, nota anche come behavioural finance.

Sostanzialmente si tratta di una branca dell’economia che, unita a principi della psicologia, cerca di comprendere l’atteggiamento, le scelte e i pregiudizi in ambito finanziario legati alla gestione del risparmio e agli investimenti.

Una chiave che consente di prevedere, ma anche di influenzare, il mercato, gli andamenti e i modelli di business.

In questo il fintech ha un ruolo fondamentale. Scopriamo perchè.

Indice:

Partiamo dall’inizio… I principi della finanza comportamentale

Pensare che tutto sia razionale, perfetto e prevedibile è assolutamente errato. Soprattutto quando si parla di mercati finanziari e vengono tirate in ballo regole precise che però sono state formulate senza tener conto di quanto le abitudini delle persone cambiano di giorno in giorno.

Sicuramente conoscere le teorie economiche aiuta gli investitori a capire i meccanismi del mercato, esser informati e iniziare a prevedere un andamento a breve termine. A questo però bisogna aggiungere la necessità di capire la teoria del rischio e a sua volta cosa porta al fallimento e ai continui pump’n’dump.

La crisi finanziaria ha messo in luce quanto conoscere i principi dell’economia sia fondamentale per chi vuole investire, ma avere un approccio flessibile è la chiave. Un metodo razionale e rigido infatti non tiene in considerazione di quelli che sono stati definiti i principi fondamentali della finanza comportamentale e che influiscono poi sulle scelte degli investitori.

Quando infatti si inizia a costruire un plan dei propri investimenti per far crescere il business, bisogna valutare le situazioni e rendersi conto che a volte le scelte:

  • non sono obiettive e vengono fatte solo sulla base di esperienze passate;
  • sono slegate dal contesto di riferimento;
  • vengono prese sulla base della non obiettiva formulazione del problema, priva di pregiudizi e opinioni;
  • sono influenzate dalle inefficienze del mercato.

Le scelte finanziarie sono trainate da preconcetti, paura e avidità, che uniti a una mancata educazione, portano a un avvicinamento del rischio di perdita e al dover sottostare a continui movimenti ondosi influenzati dalle curve dei mercati.

Ai tempi di oggi, l’influenza dei social non vien meno: i dibattiti sociali e accesi  impattano fortemente sulle scelte degli investitori, portandoli spesso a inconsapevolezze, inconclusioni e stress emotivi.

Basta infatti analizzare i recenti risultati ottenuti dal caso Elon Musk, per citare un esempio.

Il rischio e l’errore degli investitori

Comprendere la finanza comportamentale significa capire le logiche del mercato e aiutare gli investitori a prendere decisioni che mettano in conto i rischi ed eventuali errori, con pazienza e consapevolezza.

La chiave infatti è quella di riuscire a creare un perfetto bilanciamento tra razionalità e previsione dell’imprevisto, basandosi sull’analisi delle probabilità e delle alternative su cui deve prendere avvio il processo decisionale.

Ciò che porta gli investitori a fare scelte sbagliate è l’essere eccessivamente razionali o fare delle scelte che sono legate a percezioni intuitive e familiari. Spesso accade senza una sufficiente informazione e raccolta di dati che consentirebbe di analizzare nel dettaglio le opportunità.

Quelli che vengono categorizzati come errori degli investitori sono infatti:

  • sovrastimare la propria capacità di prevedere le situazioni;
  • considerare superficialmente due situazioni simili, sottostimando la possibilità che i due eventi siano differenti;
  • non considerare equamente le decisioni apparentemente corrette con il loro contrario;
  • falsare il valore vero della propria decisione;
  • non prevedere reali conseguenze future;
  • cercare cause esterne di un’eventuale scelta sbagliata.

La finanza comportamentale consente di anticipare gli errori degli investitore, di capirne i motivi e di educare in qualche modo per le prossime scelte, spingendo soprattutto a una minore overconfidence (ovvero sovrastima delle proprie decisioni).

Il legame tra la finanza comportamentale e il fintech

Il fintech nasce per sganciarsi dall’idea di banca come sistema chiuso, distaccato e rigido, proponendo nuove strategie, soluzioni e visioni che fanno in modo che le persone siano più vicine tra di loro. Il fintech sostiene l’innovazione, la tecnologia, le start up e l’intelligenza artificiale, percorrendo nuove strade basate sull’analisi di dati che consentono di conoscere il proprio pubblico.

È stato avviato un processo di apprendimento e di miglioramento dei servizi che parte dal monitoraggio delle abitudini delle persone e all’apprendimento dei loro bisogni. Le società fintech sono quindi capaci (per quanto possibile) di prevedere, capire cosa provano i loro clienti e cosa desiderano.

L’apprendimento tramite lo studio dei dati gioca un ruolo cruciale per la finanza comportamentale, che inizia così a costruire modelli più precisi e veritieri da proporre al business finanziario.

Nascono quindi società fintech  che decidono di focalizzarsi su un ambito specifico del mercato e di basare le proprie strategie sulla conoscenza della psicologia e del comportamento degli investitori, mostrando dall’altro lato competenza, senso di responsabilità e coerenza.

I clienti, e soprattutto gli investitori, hanno la possibilità di compiere scelte più consapevoli, controllate e (nel possibile) trasparenti. Le società diventano  sistemi di supporto e affiancamento che aiutano l’utente a definire un obiettivo e a perseguirlo valutando alternative e rischi.

Quanto il social lending ha risentito della finanza comportamentale

Il peer to peer lending o social lending è nato proprio per semplificare alcuni processi bancari ritenuti dagli utenti troppo complessi, dispersivi e poco democratici, rompendo un classico processo di prestito e investimento e riducendone i passaggi.

Le persone non entrano più in contatto con un sistema che vedevano alto, complesso e irraggiungibile: gli attori del sistema possono parlare tra loro, attraverso un sistema semplice che funge solo da tramite, controllore e garante.

Le persone imparano a fidarsi degli altri e godono anche del loro raggiungimento degli obiettivi, innescando un sistema di relazione che parte da un concetto fondante dell’essere umano: la creazione di una comunità.

Utilizzando i principi della finanza comportamentale, le società di peer to peer lending sono capaci di individuare i bisogni che portano alla necessità di richiedere un prestito, abbinandola alla volontà degli investitori che a loro volta vogliono utilizzare il proprio capitale a favore di qualcosa di concreto che porti risultati positivi nella società nel senso più ampio del termine. E per farlo hanno bisogno di un aiuto, di qualcuno (o qualcosa) che sia capace di controllare le proprie spese, i propri rischi, che gli dia sicurezza e che sia capace di prevenire pericoli.

È il motivo per cui piattaforme di social lending come Smartika che operano nel campo del fintech si basano soprattutto sulla richiesta di informazioni agli utenti in fase di registrazione. La somministrazione di domande consente alla società di acquisire dati e di verificarne la veridicità attraverso sistemi complessi e protetti, cercando di proteggere da situazioni impreviste e da mancati ritorni. L’obiettivo è infatti quello di creare un rapporto solido, trasparente e sicuro che consenta sia a prestatori che a richiedenti di trarre un beneficio sicuro.

Scopri come investire un prestito con Smartika.

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