Siamo di fronte a un grande cambiamento, quello che ha visto un’evoluzione del sistema economico e più precisamente bancario, in cui il fintech ha saputo ben posizionarsi ed è riuscito a cambiare il mondo del lavoro.

La digitalizzazione del sistema bancario è stata modellata dalla continua diffusione di tecnologie di monitoraggio, dalla rivisitazione dei sistemi produttivi e dei modelli aziendali. Le società sono state in grado di mettere in discussione alcune nozioni teoriche e a volte generalisti, per mettere in primo piano l’uomo e le sue abitudini.

Quando si parla infatti di user experience, il fintech si pone in primo piano, perché grazie alla crasi del mondo della finanza con la tecnologia, ha permesso di far scendere le banche da un piano più alto e di instaurare un rapporto più diretto con i propri clienti. 

Possiamo dire che le banche sono diventate democratiche, personalizzabili ed inclusive. E la chiave principale è stata la costruzione di un sistema interdisciplinare che è stato capace di integrare diverse conoscenze che permettessero di interrogare e capire le persone.

Con le consulenze a portata di click, le piattaforme online di prestito e finanziamento, il trading, i pagamenti da mobile, le automazioni, il crowdfunding e tanti altri servizi, il fintech ha cambiato il mondo del lavoro in senso più ampio.  È riuscito infatti a colmare le mancanze delle classiche banche, avviando un dialogo più diretto e migliorando le porte di accesso al sistema.

Siamo di fronte a un nuovo modo di pensare e fare banca, in cui la forza lavoro e le opportunità di carriera dimostrano in maniera più evidente e tangibile il cambio di rotta di un fenomeno culturale più ampio.

Nel giro infatti sono entrati a far parte anche sviluppatori, designer, marketers e data analyst, figure professionali ben volute dal mondo del fintech perchè i più esperti per la progettazione e finalizzazione di servizi digitali.

Ma vediamo più nel dettaglio quanto il fintech ha cambiato il mondo del lavoro.

Indice:

Il Fintech in Italia

Per quanto con notevole rallentamento rispetto al resto del mondo, in Italia non siamo messi così male. Il fintech è un settore in ascesa grazie alla maggiore attenzione – come abbiamo detto – verso l’innovazione e l’integrazione della tecnologia.

Secondo l’EY FinTech adoption index, nel 2019 il 55% degli italiani ha sì continuato a usufruire dei servizi tradizionali come primo punto di contatto, ma è stata registrata anche una crescita del +51% del tasso di utilizzo dei servizi prettamente Fintech. Sono infatti ben 345 società in Italia che imprese che lavorano nel settore.

A descrivere il quadro, non colpisce l’aspetto “giovane”: da un’analisi delle top 20 FinTech italiane è emerso che l’età media dei founder è di 46 anni, contro un’età media dei team inferiore ai 32 anni.

Di cosa si occupa il fintech

Segnatevi le parole di seguito, perchè le sentirete citare più volte: crowdfunding, social lending, Mobile e Open Banking, blockchain, cybersecurity e artificial intelligence. Questi e molti altri infatti sono i settori in cui opera il fintech a livello nazionale e globale.

Nuove sfide che faranno da leva al cambio di rotta dell’economia e rivoluzioneranno il settore. Vedremo una spinta nel mondo del lavoro e un aumento del tasso di occupazione.

Il cambiamento di rotta del mondo del lavoro

Quello che ha fatto il fintech è stato soltanto “cavalcare l’onda”. Ci sono tante trasformazioni in corso nella società che il fintech ha saputo cogliere, mettendo un tassello dopo l’altro per la costruzione di un’evoluzione nel breve e nel lungo tempo.

Oggi i clienti non sono gli stessi di prima: la garanzia deve essere data alla sicurezza nelle transazioni, ma bisogna anche prestare attenzione alla semplicità, velocità e facilità di accesso.

Oltre al fatto che la percezione della sicurezza è completamente cambiata e ampliata, per il semplice motivo che le banche hanno iniziato ad acquisire maggiori informazioni dei propri clienti.

Tra gli effetti c’è stata la maggiore diffusione di interfacce semplificate e applicazioni capaci di ridurre i tempi di attività. Chiunque infatti è oggi capace di aprire un conto online e a dare maggiore visibilità a tutti i servizi offerti, molto più sfruttati dai consumatori rispetto a prima.

Una faccia della medaglia che dall’altro lato ha rivoluzionato le attività di gestione all’interno delle società. Il mondo finanziario è diventato più automatizzato e veloce, perchè ha visto nell’innovazione anche la possibilità di non pretendere necessariamente l’intervento dei dipendenti. Basti pensare alle chat automatiche, alla verifica dei dati e all’archiviazione dei documenti.

Attività che hanno mostrato particolare interesse verso l’entrata nelle società di nuove figure professionali, che fossero capaci di interpretare i cambiamenti in atto e trasformarli in punti di forza per la crescita societaria.

Le figure più richieste dal fintech e dal mondo del lavoro

Tutto quello che abbiamo descritto finora solo alcuni dei motivi per cui sempre più società e startup sono alla ricerca di manager, data analysts, software engineers, Front e Back-End developers, esperti di Marketing, Comunicazione e Sales

Ma attenzione, avere una laurea a un attestato nel settore non serve. Tra gli ingredienti del perfetto professionista fintech serve curiosità per le dinamiche del mondo finanziario e capacità di vedere il futuro delle attività intraprese.

In questi termini, diventa evidente come il fintech abbia dato una forte spinta al mondo del lavoro e abbia costruito a sua volta nuove strade da intraprendere.

Dobbiamo abituarci all’idea che tutto diventerà sempre più veloce e pretenderà ancora più sicurezza e controllo. Ogni attività diventerà a portata di mobile (e non solo) e bisognerà tenere monitorati i fattori di crescita del mercato.

Per ogni società diventerà quindi ancora più necessario integrare al proprio interno figure nuove, innamorate della tecnologia e capaci di costruire visioni più ampie innovative. 

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