Tra pandemia, emergenze e incertezze il fintech in Italia è cresciuto

Nonostante l’emergenza, nel 2021 il Fintech in Italia ha registrato una sorprendente crescita.

Sono stati lanciati nuovi prodotti e servizi digitali a disposizione di consumatori. Microimprese e Pmi sono diventate più esigenti e hanno concretizzato iniziative di collaborazione tra i diversi attori dell’ecosistema, sfruttando legislazioni che auspicano iniziative “open” (banking, innovation, insurance, ecc).

Un ecosistema di servizi

Un ecosistema è di per sé un mix tra ambiente e comunità che costituiscono delle relazioni delicate e importantissime tra di loro. E questo rimane valido anche nel mondo fintech.

Per comprenderlo, proviamo a fare un esempio.

Un’auto di per sé non esisterebbe senza i servizi accessori. Servono infatti punti di rifornimento, centri di revisione, concessionari, gommisti, parcheggi, strade, ecc. Avere tante auto senza servizi ausiliari (o ancillaries per dirlo in termini commerciali) non rappresenta qualcosa di utile o sostenibile per l’ecosistema stesso.

Possiamo fare lo stesso ragionamento per una start-up o una qualsiasi azienda. Non possono esistere senza l’ecosistema di servizi che le circondano.

È per questo motivo che negli ultimi anni sono cresciute sempre più start up fintech soprattutto in Italia, che si sono poste l’obiettivo di risolvere nuove esigenze tramite l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, capaci di offrire all’utente finale un rapido accesso democratico alla finanza. 

Leggi anche “Trovare un lavoro nell’ambito finance in Italia, quanto è difficile?”, in collaborazione con FintechJobs

I settori del fintech più in crescita in Italia

Parlando dell’ecosistema fintech e delle nuove esigenze che si sono create negli ultimi anni in Italia, vediamo quali sono i settori che hanno registrato una maggior crescita.

Tra tutti emerge il Lending (+37%), segmento determinante nel far fronte alla domanda di credito emersa dalle PMI italiane. Segue l’InsurTech (+22%), settore più giovane rispetto ad altri che ha giocato un ruolo chiave nel soddisfare la domanda di tutela e protezione nel campo della salute e della cybersecurity, rinnovando i modelli di erogazione di servizi con nuove forme di relazione digitale a distanza.

Hanno contribuito alla crescita del settore anche il Wealth & Asset Management (+11%), grazie al forte sviluppo del segmento dell’Equity Crowdfunding e del Real Estate Equity Crowdfunding.

Per finire il Money Management (+8%), soprattutto nell’area dell’Enterprise Financial Management e l’area del RegTech che è ancora in fase di maturazione (+28%).

[Fonte: Dealflower]

Gli investimenti nel settore fintech in Italia

In questo contesto italiano, la redditività degli investimenti è aumentata ma continua a rimanere un grande punto da affrontare.

Come dicevamo inizialmente, incumbent e fintech hanno iniziato a cooperare, ma l’evoluzione dell’ecosistema sta evidenziando un problema ormai noto. Gli investimenti restano ancora limitati rispetto alla media europea e sono guidati ancora da pochi attori. Ne è dimostrazione il fatto che il 50% delle aziende non ha raccolto alcun capitale oltre a quello sociale.

Le società fintech hanno talvolta problemi di scalabilità delle loro soluzioni tecnologiche e i player più tradizionali faticano a dare maggiore risalto al valore aggiunto all’interno dei propri asset.

Più che di carenza di risorse, è questione di cultura dell’innovazione: da una parte i nuovi attori hanno limiti di cultura bancaria, di regolamentazione e di compliance. Dall’altra, gli incumbent mancano di quelle competenze più digitali necessarie per abilitare lo sviluppo delle opportunità nel mercato sempre crescente. 

Nonostante la maturazione complessiva dell’ecosistema fintech nazionale, sembra proprio che sia ancora difficile realizzare in maniera propositiva quella collaborazione auspicata con l’open banking e open insurance.

[Fonte: IlSole24Ore]

Secondo le analisi numeriche condotte, emerge come la media degli investimenti raccolti da ciascuna startup fintech in Italia si attesti sui 700 mila euro e il 95% delle startup italiane ha una post-money valuation superiore a 1 milione di euro. Inoltre, la maggior parte delle startup (circa il 70%) ha come obiettivo per il prossimo round di finanziamento, investitori istituzionali, in particolare fondi di Venture Capital internazionali.

Leggi anche “L’ecosistema del fintech in Italia”, in collaborazione con FintechJobs

Nel mirino europeo

Nonostante gli investimenti nel settore Fintech in Italia siano ancora in ritardo rispetto a quanto accade negli altri Paesi europei. Soltanto di recente il gap ha iniziato a ridursi.

Ma se guardiamo questi ultimi tre anni, nonostante le difficoltà dovute alla pandemia registrate su scala globale, l’ecosistema fintech in Italia ha mostrato importanti segnali di resilienza, anche da un punto di vista di accesso a nuove fonti di finanziamento.

Il trend è positivo. Ma i numeri del mercato italiano mostrano un’alta concentrazione degli investimenti a favore di poche startup e un confronto con il resto d’Europa che purtroppo non è ancora possibile paragonare.

[Fonte: EY]

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