Destinata a brillare nel firmamento della new economy per sempre o fenomeno di passaggio prossimo alla dissoluzione? Diversi studiosi stanno riflettendo sul futuro della sharing economy, e noi con loro.

Quando è apparsa è stata guardata con stupore, quasi con diffidenza. Pochi hanno scommesso sul suo successo, considerandola una moda di passaggio, una meteora. Eppure dopo diversi anni la sharing economy è ancora lì, come una stella pronta a riaccendere speranze e portare luce su nuove opportunità. Oggi il peer to peer, il principio della condivisione, è entrato nel linguaggio corrente, ha stravolto le nostre abitudini, riacceso pensieri di fiducia verso l’altro, posto l’accento sul consumare meno e meglio, ha abbracciato ogni singolo aspetto della nostra esistenza. Nata dalla crisi economica, di valori, di ideologie, ha scardinato, anzi sarebbe meglio dire “disintermediato”, i tradizionali modelli di consumo spostando l’asse produttiva direttamente sui rapporti tra persone, grazie all’utilizzo della tecnologia. La domanda a cui provare a rispondere adesso è: “Quale sarà il suo destino?”

Ci ha colpito la lettura di uno studio di Chris Martin, ricercatore alla Open University, che ha analizzato 250 articoli sulla sharing economy e ha messo a confronto diversi pareri autorevoli, evidenziando i pro e i contro. Ecco i 4 tracciati da Martin che vogliamo riproporvi:

Nuovi modelli di consumo. L’economia della condivisione consentirà una nuova forma di consumo collaborativo, spinto anche da una maggiore attenzione agli effetti delle nostre scelte sulla salute del pianeta. Un esempio: le piattaforme di car sharing. Tra gli oppositori, coloro che pensano che i soldi risparmiati saranno poi spesi su altri prodotti e servizi ad alta emissione di carbonio.

 Più opportunità di lavoro. In anni interessati dalla crisi economica e da una forte disoccupazione, l’economia della condivisione sta creando, e continuerà a farlo, nuove forme di lavoro. Alcuni esempi: Uber, o Airbnb, che consente ai proprietari di immobili di affittare i propri spazi liberi, o ancora TaskRabbit, che ha permesso a studenti, casalinghe, pensionati di inventarsi un nuovo lavoro e di sentirsi utili agli altri. Nota negativa: a questi nuovi lavoratori spesso non vengono riconosciuti gli stessi diritti di quelli tradizionali (straordinari, ferie, previdenza, malattia, etc).

La fine del capitalismo. Start up, cooperative, software open source e hardware, crowdfunding, permettono alle persone di creare prodotti in grado di sfidare i sistemi dominanti della grande produzione industriale. Se queste diverse forme di innovazione cresceranno in modo significativo, allora l’economia della condivisione potrà provocare la fine del capitalismo, sostituendo il possesso con la possibilità del noleggio. Tra gli oppositori, su questo punto, coloro che si interrogano su quanto questi beni, risorse e spazi (persino il tempo) di nostra proprietà possano generare volumi economicamente davvero rilevanti.

Destinata a dissolversi. Ultima previsione, quella che vede l’economia della condivisione come una meteora destinata a dissolversi gradualmente, fino a scomparire dall’attenzione del pubblico, dei media e della politica. Ma sono davvero in pochi a pensarla così.

Per noi di Smartika l’economia della condivisione è una realtà consolidata, un’opportunità che ci ha permesso di contribuire alla nascita di un nuovo modo di concepire gli scambi. Un modo più diretto, nel nostro caso, di investire il proprio denaro o di richiedere un prestito, senza la classica intermediazione e con le persone al centro, ognuno coi propri bisogni. Non più opposti come nei sistemi tradizionali, ma complementari. Una buona stella quella della sharing economy, sotto cui siamo nati anche noi!

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