Le PMI e i piccoli imprenditori sono la spina dorsale dei sistemi economici dei Paesi OCSE creando il 60% delle opportunità di lavoro totali e rappresentando, di fatto, un motore efficiente e imprescindibile.

In particolare nel nostro Paese le PMI italiane rappresentano il 92% delle imprese attive sul territorio nazionale. (Fonte: Sole 24Ore).

Questo fa sì che proprio le PMI siano la chiave per i più importanti miglioramenti a livello di produttività e crescita inclusiva, sostenendo l’adattamento dei tradizionali sistemi economici alla digital transformation e ai cambiamenti che interesseranno il futuro del mondo del lavoro e, quindi, dell’intera società.

In questo contesto tali imprese necessitano sempre di più di strumenti di sostegno finanziario che siano al passo con le rapide evoluzioni a cui sono esposte e hanno trovato una valida risorsa proprio nel lending crowdfunding.

“Il ricorso a strumenti finanziari alternativi sta crescendo per le PMI come mai prima d’ora mentre i finanziamenti che passano dal sistema tradizionale bancario si stanno facendo sempre meno decisivi. Dobbiamo monitorare attentamente questi cambiamenti per assicurarci che le PMI siano ben equipaggiate per investire e contribuire alla crescita della produttività generale del sistema” ha affermato Angel GurrÍa, Segretario Generale dell’OCSE intervistato per il Financing SMEs and Entrepreneurs 2020 – An OECD Scoreboard.

Supportare le PMI, dunque, significa garantirgli anche un accesso al credito facilitato, immediato, che sempre più spesso passa dal settore Fintech e, in particolare, dalle piattaforme di lendini crowdfunding.

Il p2p lending come driver di cambiamento del settore bancario

Le origini di questo lento ma inarrestabile cambiamento risalgono agli albori della crisi finanziaria del 2008 e la conseguente considerevole stretta creditizia che ha investito tutto il mondo bancario.

Da lì in avanti le prime a risentire della difficoltà di accesso alla liquidità tramite sistemi tradizionali sono state proprio le PMI che, fino a quel momento, avevano fatto grande affidamento sul credito di derivazione bancaria.
Questo segnò, di fatto, un impatto fortemente negativo su tutta l’economia reale.

Proprio in quel periodo storico sul mercato creditizio e finanziario si affacciavano nuovi attori, con logiche e politiche completamente sganciate da quelle tradizionali e, tra questi, un ruolo di primo piano è stato assunto, nel corso degli anni, proprio dal lending crowdfunding.

Lo stesso allora presidente della BCE Mario Draghi, nel 2014, ha definito il crowdfunding una affidabile fonte alternativa di finanziamento per le imprese (discorso del Presidente all’EUROFI, 11 settembre 2014).

Arrivando a oggi, abbiamo già visto come, anche secondo il World Economic Forum, il lending crowdfunding, che è già una risorsa ormai diventata imprescindibile, sarà addirittura decisivo nella ripresa dell’intero comparto delle PMI e dell’economia a esse connessa dopo il COVID.

Ma come mai il lending sta assumendo questa crescente importanza?

I fattori in gioco sono molteplici ma sicuramente un ruolo fondamentale è ricoperto dalla velocità con cui il p2p lending riesce a rispondere alle esigenze di credito e di liquidità di un mercato in continuo cambiamento e dalla trasparenza che questo genere di strumenti innovativi ha portato nell’intero processo di finanziamento.

Il mondo dei servizi finanziari sta evolvendo rapidamente grazie alla tecnologia che ha permesso l’ingresso a nuovi attori, abbassando le barriere e agevolando l’interscambio.

Il processo è stato sicuramente avviato dal Fintech ma oggi riveste l’intero comparto bancario che deve rispondere ad esigenze sempre nuove dei diversi stakeholder.

La rivoluzione della trasparenza: l’open banking

Proprio nella trasparenza il lending crowdfunding ha uno dei suoi più significativi punti di forza.
Tutti gli step del processo di finanziamento di un progetto o di un’impresa tramite p2p lending, infatti, richiedono che siano messe sul tavolo tutte le carte per permettere agli investitori di valutare attentamente l’opportunità che gli viene presentata.

Da parte loro, dunque, le piattaforme mettono a disposizione di tutti i soggetti coinvolti tutta la documentazione necessaria per portare avanti il processo mentre gli imprenditori, a loro volta, presentando la propria proposta, di fatto, la pongono al vaglio del mercato dei possibili finanziatori e sono così chiamati a adottare la massima trasparenza nella gestione del business.

I consumatori che si avvicinano al lending e alle altre forme di finanza alternativa, dunque, si sono progressivamente abituati a un livello di trasparenza nei processi finanziari che prima era del tutto impensabile.
Una vera e propria maturazione del mercato, dunque, che non poteva che coinvolgere anche gli istituti bancari, che si sono trovati a doversi adeguare alle nuove esigenze dei propri clienti.

Proprio da questa esigenza nasce l’open banking, termine che fa riferimento all’utilizzo di API che consentono a un’applicazione terza di avere accesso ai dati degli istituti finanziari per offrire servizi mirati e personalizzati ai clienti.

L’open banking è frutto della PSD2, la nuova direttiva sui pagamenti digitali promulgata dal Parlamento europeo nel 2015 e ufficialmente attiva nei Paesi dell’UE da settembre 2019, e  rappresenta una vera e propria rivoluzione nel modo di fare banca, più vicino al cliente e aperto anche a soggetti non appartenenti al mondo finanziario, ugualmente vigilati, capaci di utilizzare i dati per garantire al cliente un accesso più rapido e trasparente a tutti i servizi di cui ha bisogno.

Grazie a questa apertura, infatti, sono state messe sul mercato app e servii che consentono alle persone di gestire al meglio i propri risparmi, fare investimenti e monitorare spese.
Questo porta a una maggiore cooperazione tra banche e fintech che darà vita a un reale rinnovamento dell’offerta di servizi al cliente.

All’orizzonte, dunque, si prospetta una maggiore interazione tra consumatori e player della finanza in un’ottica di maggiore trasparenza e collaborazione.

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