L’importanza crescente del lending crowdfunding in tutto il mondo è ormai fatto noto: il mercato Europeo è, a livello di volumi di affari, è ancora molto piccolo rispetto ai giganti Usa e Cina, tuttavia presenta interessanti prospettive di sviluppo, soprattutto considerando che, come abbiamo avuto modo di approfondire in questo articolo il Vecchio Continente ospita il maggior numero di piattaforme: ben 144 in 22 Paesi.

Proprio la crescita esponenziale del fenomeno del lending e del crowdfunding in generale ha portato la Commissione Europea a presentare, già nel 2018, una proposta di regolamento proprio sui provider del settore.
Una volta che sarà adottato da tutti i Paesi dell’Unione, la nuova regolamentazione permetterà alle piattaforme di poter richiedere un passaporto europeo basato su regole condivise, che li metterà in grado di offrire i propri servizi in tutta la UE in maniera più semplice e funzionale.

Per capire quali saranno, nella pratica, i vantaggi che verranno agli investitori grazie a queste novità, analizziamo i presupposti e i futuri scenari che si apriranno nel momento in cui la nuova regolamentazione entrerà in vigore.

Come sono attualmente regolamentate le piattaforme di lending crowdfunding

Sebbene il mondo del crowdfunding sia estremamente vasto, i più recenti studi del Cambridge Center for Alternative Finance mostra come in Europa il lending crowdfunding occupi ben il 79,1% del mercato e tra i più diffusi modelli alternativi di finanziamento ci siano proprio il P2P consumer lending al primo e il P2P business lending, al terzo posto.

Nonostante questo sviluppo avvenuto negli ultimi anni, la regolamentazione del crowdfunding in Europa è ancora principalmente basata sulle singole normative nazionali. La conseguenza di questa frammentazione è il fatto che le piattaforme di P2P lending operanti nel Vecchio Continente devono avere a che fare con sistemi regolatori conflittuali che dipendono dai regimi adottati dai diversi Paesi circa lo sviluppo degli strumenti finanziari innovativi.

I business model delle società che operano nel lending crowdfunding, dal canto loro, sono piuttosto flessibili e costantemente in evoluzione e questo fa sì che debbano spesso sottostare anche a regole aggiuntive, che riguardano aspetti diversi delle loro attività.

In Italia la normativa che regola il settore è quella che riguarda la raccolta del risparmio da parte dei soggetti non bancari, contenuta nella Delibera n.586 del 2016 di Banca d’Italia che definisce il lending crowdfunding «uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme on-line, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto».

Le piattaforme di P2P crowdfunding possono operare nel nostro Paese solo se sono istituti di pagamento, intermediari finanziari o istituti di credito riconosciuti dalla Banca d’Italia.

A tutti gli effetti il quadro europeo è piuttosto complesso e non contribuisce a creare i presupposti affinché gli investitori siano pienamente tutelati e riescano ad avere completa chiarezza circa le operazioni eseguite tramite piattaforma di lending.

Cosa cambia con la nuova legislazione europea

La nuova normativa proposta dalla Commissione europea ha lo scopo di fare chiarezza sulle modalità innovative di investimento che prevedono ritorni finanziari, per cui riguarda, nello specifico proprio le piattaforme di crowdlending oltre che quelle di equity based crowdfunding.

I due principali obiettivi che si prefigge l’UE con l’introduzione delle nuove leggi sono:

1- Facilitare l’accesso all’intero mercato europeo delle piattaforme di P2P lending che operano, attualmente, nei singoli Paesi, offrendo loro nuove opportunità di crescita e sviluppo
2- Accrescere la fiducia degli investitori nelle piattaforme che operano cross-border favorendo la trasparenza e l’integrità del sistema.

Per risolvere il problema delle piattaforme di crowdfunding che devono attualmente tenere conto di differenti sistemi di regole basati su leggi nazionali, la Commissione Europea ha proposto un regime di licenze europee opzionali, da richiedere in modo da poter essere autorizzati ad operare sia nel proprio contesto locale che nell’intero mercato EU, senza ulteriori adempimenti.

Il risultato è che sia il numero degli investitori che quello dei fundraiser è cresciuto permettendo alle piattaforme di adottare modelli di business più scalabili e offrire maggiori opportunità a tutti gli attori del mercato.

Per implementare tale tipologia di regolamentazione, l’UE ha identificato l’ECSP – European Crowdfunding Service Provider – organizzazione autonoma di autoregolamentazione per le piattaforme di crowdfunding, come l’organismo di riferimento per le società che volessero adeguarsi volontariamente alla normativa e operare così in maniera trasparente in tutti i Paesi dell’Unione.

Quali garanzie per gli investitori fornisce il nuove regolamento europeo

Come abbiamo visto l’incremento della fiducia degli investitori nelle piattaforme di crowdfunding sottoposte a una regolamentazione univoca e definita è uno dei principali obiettivi dell’iniziativa dell’Unione Europea.

Il naturale corollario di questa ipotesi è che la crescente affidabilità dell’intero sistema di P2P lending porterà alla crescita del numero di persone che vi si rivolgono e, quindi, a un maggior giro d’affari.

Per ricevere il “passaporto” che la autorizzerà, di fatto, ad operare in tutta l’Unione, una società operante nel crowdfunding dovrà fornire all’ECSP alcuni riferimenti importanti, tra cui il Key Investment Information Sheet, un template standard in cui sono spiegate tutte le caratteristiche dei prodotti e dei servizi messi a disposizione, documenti riguardanti la governance della società, le misure adottate per la protezione dei dati e tutta la documentazione atta a garantire trasparenza e affidabilità.

Questa procedura fa sì che gli investitori abbiano tre vantaggi molto concreti:

  • una maggiore trasparenza che implicherà anche un costo di accesso ridotto agli investimenti tramite piattaforme di lending crowdfunding
  • una più efficace protezione contro potenziali illeciti
  • la possibilità di diversificare l’investimento grazie all’accesso a un numero maggiore di piattaforme dislocate su tutto il territorio dell’Unione.

Una normativa, dunque, che risulta essere ormai non solo indispensabile dal punto di vista legislativo, ma anche utile allo sviluppo di un ecosistema sano e portatore di valore.

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