Il p2p lending e il balance sheet lending sono strumenti di finanza alternativa, nati nel contesto Fintech, grazie alle nuove tecnologie messe al servizio di risparmiatori e investitori.

L’obiettivo è, in entrambi i casi, quello di supportare chi ha necessità di accedere a finanziamenti al di fuori dei canali bancari e creditizi, con pratiche più snelle e rapporti disintermediati.

Un sistema semplice, che permette di finanziare progetti senza le complicazioni tipiche dei circuiti tradizionali, e che, proprio per questa sua caratteristica, sta continuando a crescere da diversi anni e non accenna a fermarsi, anzi, proprio nella situazione economico-sociale contingente si sta rivelando uno strumento vincente. 

Seppur così simili, però, il p2p lending  e il balance sheet lending presentano importanti differenze che vale la pena conoscere approfonditamente per capirne la natura e gli utilizzi possibili.

Il p2p lending: un rapporto uno a molti

Il p2p lending si avvale di un meccanismo “one to many” rovesciato: chi ha necessità di un prestito fa la sua richiesta alla community di investitori raccolta in una piattaforma e riceve il suo denaro in base a diversi criteri stabiliti di volta in volta dalla piattaforma stessa, impegnandosi poi a restituirlo secondo i termini concordati.

In questa forma di lending, dunque, la piattaforma non eroga direttamente il prestito a chi ne fa richiesta, ma mette in contatto il richiedente e i potenziali investitori così da creare connessioni e sinergie proficue volte ad alimentare un circuito economico virtuoso e di crescita condivisa.

Una piattaforma di p2p lending essenzialmente offre tre servizi:

– l’origination, cioè l’analisi delle richieste di prestito da parte di privati e imprese per stabilire se si tratta di soggetti con una comprovata affidabilità creditizia e per classificare le richieste in base a categorie di rischio;
– il loan service, l’erogazione vera e propria del prestito che include il monitoraggio dei pagamenti e delle tranche di restituzione per assicurarsi che tutto proceda secondo quanto concordato;
– il recovery cioè le pratiche per contenere le perdite ai danni degli investitori in caso di default o impossibilità per il ricevente di restituire il prestito.

In altre parole gli operatori del p2p lending forniscono una infrastruttura per facilitare i rapporti tra investitori e richiedenti e vengono pagati per questo attraverso delle fee previste nel contratto.

Il balance sheet lending, un rapporto diretto

Nel balance sheet lending la piattaforma o il lender erogano direttamente il denaro, assumendosi tutti i rischi.

Il modello del balance sheet lending è molto più vicino a quello delle banche e degli istituti di credito tradizionali, al punto che solitamente per operare secondo questa modalità si necessita di una licenza bancaria.

Il prestito, infatti, in questo caso è erogato dalla piattaforma che, nel caso in cui il ricevente non fosse in grado di provvedere alla restituzione, risentirebbe dell’intera perdita di denaro.

Mentre il p2p lending, dunque, è un meccanismo di prestito facilitato dalla piattaforma nel balance sheet lending chi presta il denaro è la piattaforma stessa.

In questo modo da una parte l’operatore ha dei costi maggiori rispetto al p2p lending, perché deve calcolare anche tutte le eventuali perdite derivate dalle mancate restituzioni e prevedere tutele che lo mettano al riparo da danni eccessivi, dall’altra, però, la piattaforma incassa sia la fee per i suoi servizi che gli interessi sulle cifre versate.

Modelli diversi che perseguono comunque l’obiettivo di facilitare l’accesso al credito e fornire liquidità in modo trasparente e senza intermediazioni a privati e aziende.

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