Il settore Fintech racchiude tutti quei servizi tecnologi al servizio della finanza, dalle app di risparmio alle piattaforme di crowdfunding, che negli ultimi 10 anni hanno letteralmente rivoluzionato il mondo degli investimenti.

In questo particolare 2020 segnato da una pandemia che potrebbe dare avvio a una delle più gravi crisi economiche della storia recente, il Fintech risulta particolarmente vitale confermandosi una risorsa ai sistemi e agli strumenti finanziari tradizionali, poco flessibili e veloci nella risposta alle criticità.

Una crescita che non lascia spazio ai dubbi

Secondo uno studio condotto da AksjeBloggen nel 2020 il comparto Fintech crescerà del 9% con transazioni che raggiungeranno la quota di 291,4 miliardi di dollari in un anno.

Questo trend, inoltre, si confermerà nei prossimi anni fino a raggiungere la quota stimata di 396,8 miliardi nel 2024.

Le rilevazioni attestano che negli ultimi 12 mesi il valore di mercato è aumentato di 24,3 miliardi di dollari, una crescita che mette il Fintech decisamente ai primi posti tra i settori che continueranno ad apportare valore nonostante la pandemia e che conferma una tendenza già chiara negli ultimi tre anni, durante i quali l’intero comparto è aumentato del 60%.

In una precedente previsione i tassi di crescita del Fintech per il 2020 erano del 7%, ma la situazione post-Covid ha fatto alzare le stime di due punti percentuali prevedendo che proprio i nuovi strumenti finanziari saranno un valido aiuto per mobilitare capitali attualmente immobilizzati e garantire il sostegno e la crescita delle imprese.

Se, ad oggi, il transato dei prestiti Fintech tra imprese si attesta in tutto il mondo sui 206,1 miliardi di dollari, nei prossimi quattro anni continuerà a crescere arrivando a un valore di 297,6 miliardi, di cui 251,8 miliardi saranno assorbiti dalla Cina, il più grande mercato Fintech del mondo.

Il lending crowdfunding: strumento Fintech anti-crisi

La più grossa fetta del mercato dei prestiti legati al Fintech è quella del crowdlending, che ha registrato una crescita del 75% negli ultimi tre anni, arrivano a un valore di transazioni pari a 6.5 miliardi di dollari.
Le stime, in questo caso, parlano del raggiungimento della soglia di 7.2 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, con un valore complessivo dei prestiti P2P che nel solo 2020 raggiungerà 3.1 miliardi di dollari.

Già in questo post abbiamo illustrato come il lending crowdfunding abbia le potenzialità per sostenere le PMI italiane dopo il Covid.

La difficoltà delle piccole e medie imprese in questo periodo, infatti,  piuttosto evidente ed è stata messa in luce dall’Osservatorio sul Working Capital realizzato da CRIBIS e Workinvoice nel corso del lockdown su un campione di 84mila PMI con fatturato tr i 2 e i 50 milioni di euro: il fabbisogno di liquidità di queste realtà ammonterebbe, nel solo 2020, a più di 45miliardi.

Il p2p lending è stato e continua a essere lo strumento più agile e versatile per poter fornire a questo genere di imprese il supporto necessario a fronteggiare il momento di difficoltà e incertezza.

Le PMI che risentono di mesi di chiusura, di importanti cali di fatturato e dell’incertezza che si prospetta nei mesi a venire ma si trovano nella situazione di dover mandare avanti comunque la macchina produttiva con certe esigenze, hanno bisogno di liquidità immediata e, in questo, il modello dei prestiti bancari e della finanza tradizionale ha rivelato tutti i suoi limiti, lasciando che strumenti Fintech avanzati, come il crowdlending, supplissero a tali mancanze in maniera pronta ed efficiente.

Da non dimenticare, inoltre, l’altro lato della medaglia, quello dei risparmiatori italiani tradizionalmente ancorati al mattone, ai titoli di Stato e all’immobilizzazione dei capitali, che iniziano sempre più a guardare al lending crowdfunding come a una possibile strada per mobilitare il proprio denaro investendolo in aziende nazionali che possano far ricadere i profitti su un intero ecosistema economico.

L’Associazione nazionale dei consulenti finanziari ha stimato che i capitali attualmente fermi sui conti correnti degli italiani ammonterebbero a circa 1.500 miliardi di euro, una cifra considerevole che potrebbe fungere da carburante per la ripresa di un’intera economia se investita in prestiti alle imprese attraverso le piattaforme Fintech.

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