Il lending crowdfunding non arresta la sua crescita in tutto il mondo e se, come abbiamo visto qui , i Paesi che dominano questo mercato a livello globale sono Cina e Stati Uniti, anche l’Europa partecipa attivamente e si attesta al primo posto per numero di piattaforme.

Secondo il Cambridge Centre for Alternative Finance dal 2016 al 2017 i volumi del crowdfunding sono cresciuti del 36% passando da 7,67miliardi di euro a 10,44 miliardi di euro.

In questo mercato a farla da padrone è proprio il lending crowdfunding, che risulta la tipologia più diffusa di raccolta capitali con 697milioni raccolti nel consumer lending, quello dedicato ai progetti privati, e 350milioni raccolti nel business lending, nato per supportare soprattutto le PMI.

Più piattaforme equivalgono a maggiore offerta

Se in quanto a numeri l’Europa ha davanti molta strada da fare rispetto ad altri Paesi, per ciò che riguarda il numero di piattaforme di lending crowdfunding disponibili, il vecchio continente è molto avanti: 144 piattaforme presenti in 22 Paesi .

In testa c’è la Gran Bretagna, con 20 piattaforme disponibili che alimentano un giro di affari che viene subito dopo quello dei giganti Cina e USA, a seguire la Germania, con 14 piattaforme, la Svizzera con 12 e la Lettonia con 11.

Un fermento che indica come l’interesse per questo strumento di finanza alternativa sia particolarmente vivo in Paesi anche molto diversi tra loro per struttura economica e sistema bancario e finanziario.

Regolamentazione recente

Questo movimento sempre più vitale ha portato anche allo sviluppo di una regolamentazione europea apposita: proprio all’inizio del 2020, infatti, l’accordo relativo agli European Crowdfunding Service Provider (ECSP) ha portato all’introduzione di un unico regolamento in materia di crowdlending e crowdequity per tutti i 28 Stati membri dell’Unione.

Questo accordo riguarda proprio i fornitori di servizi di crowdfunding per le imprese e fornirà un impulso importante per il crowdfunding transfrontaliero, che fino ad oggi ha risentito dell’assenza di un vero e proprio mercato unico dei capitali che ha ostacolato l’accesso da parte delle PMI europee alle risorse finanziarie messe a disposizione degli investitori di tutta l’UE.

Da ora in avanti le piattaforme che vorranno operare in tutta Europa potranno chiedere un apposito “passaporto” senza dover richiedere le autorizzazione nazionali nei singoli Paesi.

Verso il futuro

Questo importante passo mette in luce quanto anche le istituzioni e gli operatori della finanza tradizionale credano nel lending crowdfunding come strumento di sviluppo di un’economia su scala europea e internazionale.

Secondo un recente studio del Politecnico di Milano ormai non sono più solo le PMI a rivolgersi a questo strumento di finanza alternativa, ma anche le aziende più importanti e strutturate.

La partita, dunque, da ora in avanti si giocherà su ben altra scala.

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