Il mese della formazione finanziaria promosso dal Mef è una grande occasione per gli italiani

Gli ex Bot people non investono più in titoli di Stato (che hanno rendimenti negativi) e sono intrappolati in un paradosso. Perché detengono una enorme ricchezza (infruttifera per circa 1400 miliardi che stazionano sui conti correnti) e sono in fondo a tutte le classifiche che misurano la competenza finanziaria. Non conoscono gli strumenti alternativi come il p2p lending che potrebbero offrire un rendimento interessante a fronte di un rischio calcolato.

 

Popolo di santi, poeti e risparmiatori, gli italiani. Ma, almeno per quanto riguarda il risparmio, non lo fanno nel modo giusto. E non c’è da stupirsi, visto il basso livello di alfabetizzazione finanziaria che contraddistingue i Bot-People.

Nel mese dell’educazione finanziaria salta agli occhi l’enorme paradosso nostrano di una ricchezza enorme, pari 4.287 miliardi di euro secondo Banca d’Italia di cui un terzo, precisamente 1.371 miliardi, fermo sui conti correnti. Un puro costo se è vero, secondo Abi, che il tasso di remunerazione medio è dello 0,38% in un periodo in cui la gestione del conto ha registrato un rincaro medio del +3,7%.

Eppure, la liquidità dormiente continua a crescere: tra il 2017 e il 2018 i depositi sono aumentati di 32 miliardi, quanto una manovra di bilancio. Ci sarebbero molti altri modi – tutti più redditizi – per impiegare il denaro risparmiato. Per esempio, puntando sugli strumenti alternativi come il p2p lending (il rendimento per chi investe nelle piattaforme italiane arriva al 5%, secondo questa inchiesta del Corriere https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/prestiti-privati-nuovo-investimento-fare-banca-il-social-lending-rendimenti-fino-5percento/chi-puo-accedervi.shtml). Che però sono ancora un mistero per la maggior parte degli italiani, sempre in fondo alle classifiche che misurano la cultura finanziaria.

 

La limitata conoscenza finanziaria preclude interessanti opportunità di investimento

Ad attestare questo vulnus ci sono innumerevoli studi: uno su tutti l’indagine S&P Global FinLit Survey https://gflec.org/wp-content/uploads/2015/11/3313-Finlit_Report_FINAL-5.11.16.pdf?x70028, secondo cui, il 63% dei risparmiatori italiani sopra i 15 anni mostra di non aver alcuna alfabetizzazione finanziaria, con lacune anche su concetti base. Nel mondo occidentale, dove l’alfabetizzazione finanziaria è del 55%, l’Italia è fanalino di coda con una quota del 37% di alfabetizzati, un valore più vicino alla media dei Brics (28%, con il Sud Africa che svetta al 42%). Dati simili li aveva rilevati Banca d’Italia in una indagine condotta a inizio 2017 https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2018-0435/QEF_435_18.pdf.

Anche se si guarda ai più giovani, gli studenti italiani sotto i 15 anni, la conoscenza media degli italiani è inferiore (anche se di poco) a quella Ocse: 483 punti contro 489. I dati https://www.oecd.org/pisa/pisa-2015-results-volume-iv-9789264270282-en.htm sono quelli dell’indagine dell’Ocse PISA (Programme for International Student Assessment https://www.oecd.org/pisa/ tratti da prove somministrate nelle scuole, come gli Invalsi in Italia, in 80 Paesi nel mondo: gli ultimi disponibili fotografano la situazione al 2015 – la prossima edizione biennale, con i dati 2018, sarà pubblicata a dicembre. Più in dettaglio, il PISA rivela che solo il 6,5% dei ragazzi italiani ha conoscenze approfondite di finanza, a fronte del 19,8% che non ne sa nulla o quasi.

 

Ottobre, il mese dell’educazione finanziaria

Intanto il Comitato per la  programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria del Mef promuove a ottobre il “mese dell’Educazione Finanziaria” http://www.quellocheconta.gov.it/it/news-eventi/mese_educazione_finanziaria/, per «offrire a tutti occasioni gratuite e di qualità, senza fini commerciali, per accrescere le conoscenze di base sulla gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari».

Conoscere le basi della finanza è fondamentale per effettuare scelte di investimento consapevoli e non è un caso che già nel 2005 proprio l’Ocse sottolineava la necessità di introdurre l’educazione finanziaria nelle scuole e di ampliare le informazioni specializzate anche online per il grande pubblico degli adulti https://www.oecd.org/finance/financial-education/35108560.pdf.

 

La strategia Bot-People non paga più

Ed è una necessità a maggior ragione in un momento storico in cui l’attitudine degli italiani a investire in Titoli di Stato a breve termine non paga, ma è un costo: i Bot-People si trovano a dover fronteggiare una massa di oltre 15mila miliardi di emissioni europee a rendimento negativo e per vedere un segno più tra le obbligazioni italiane (ma sempre prossimo allo zero) bisogna guardare a scadenze superiori almeno ai 10 anni. Un periodo troppo lungo sul quale non esiste alcuna visibilità vista l’incertezza dei mercati, con la guerra commerciale tra Usa e Cina che non accenna a frenare, la Brexit sempre più ingarbugliata e nuovi focolai di guerra in diverse aree del pianeta.

Dunque, un po’ per paura, un po’ proprio per la mancanza di informazioni sulle alternative disponibili, un terzo della ricchezza degli italiani resta al palo.

 

Un vero e proprio paradosso in un’economia sempre più finanziarizzata e dove le alternative potenzialmente redditizie e non connesse ai mercati tradizionali sono in vertiginoso aumento. Il p2p lending è una di queste, un’occasione a rischio controllato per l’investitore, perché la cifra che viene stanziata viene allocata su un portafoglio composto da decine di prestiti diversi e dunque altamente diversificato. A fronte di rendimenti lordi che, per il consumer lending, possono variare tra il 4% e l’8%.

 

Pubblicato in Aggiornamenti


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