Prestito personale tra privati: le caratteristiche di un nuovo modello di finanza etica

 

 

 

C’era una volta la Banca. Il suo compito era quello di raccogliere i risparmi delle persone, metterli al sicuro e utilizzarli per dare credito a chi ne avesse bisogno. In questo modo, tutti potevano guadagnarci. In fase di stabile crescita economica (seconda metà degli anni ‘80 e anni ‘90), molti cittadini ed imprese ne hanno beneficiato. Ma il sistema finanziario, nel frattempo, evolveva verso un proliferare di prodotti finanziari derivati che allontanavano sempre più il mondo finanziario dall’economia reale: tutto diventava sempre più complesso e sofisticato. Complice anche l’obiettivo di rendimento di breve termine (molte banche sono quotate in borsa) la Banca si dimenticò della sua funzione sociale.

 

Sì, il ruolo della banca è cambiato rispetto al passato: adesso, gli istituti bancari preferiscono concentrarsi su forme di finanziamento sicure, che comportano un rischio basso, ad esempio finanziando le grandi aziende a scapito magari delle piccole e medie aziende (che spesso e volentieri devono dipendere dal finanziamento dei soci).

 

Un prodotto privilegiato dalla banca, in questi ultimi anni, è sicuramente il mutuo, che viene richiesto per somme consistenti (fino all’80% del valore dell’immobile) e per periodi lunghi. Come in ogni tipologia di finanziamento, il richiedente deve dimostrare di avere le capacità reddituali per restituire capitale ed interessi e, allo stesso tempo, fornire anche una garanzia reale  Ecco che entra in gioco l’ipoteca, che non fa riferimento solo alla somma prestata dalla banca ma all’intero valore dell’immobile: se il debitore dovesse diventare insolvente per un periodo prolungato di tempo, la banca può infatti anche appropriarsi della casa. Una buona garanzia, quindi, che rende il mutuo un prodotto finanziario particolarmente sicuro per gli istituto di credito: la lentezza dei cambiamenti di valore del mercato immobiliare, insieme a quel 20% del valore dell’immobile che la banca non ha prestato al richiedente, rappresentano delle garanzie piuttosto solide per la banca.

 

Le cose sono molto diverse nel caso dei prestiti personali, dove gli importi sono abbastanza bassi e i periodi entro cui restituire il denaro sono brevi. In questo caso, quali sono le garanzie per le banche a fronte di un’eventuale insolvenza da parte del debitore? La storia creditizia e la busta paga, che oggi, purtroppo, non hanno più la stabilità di una volta. Ciò comporta un rischio maggiore per le banche, ed è per questo che i tassi di interesse dei crediti personali sono più alti rispetto a quelli dei mutui. Facendo riferimento ai dati della Rilevazione Trimestrale Antiusura (ottobre-dicembre 2017) diffusi dalla Banca d’Italia, i mutui a tasso fisso hanno un Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) di 2,91 (2,45 quelli a tasso variabile), mentre il TEGM dei prestiti personali è di 10,23: questa differenza così importante è motivata proprio dal fatto che, con i prestiti personali, le banche si mettono in gioco molto di più rispetto ai mutui.

 

 

La nuova era del social lending

 È possibile ottenere un prestito personale con dei tassi di interesse vantaggiosi per il richiedente? Sì, ma bisogna cercare interlocutori diversi dagli istituti bancari, che abbiano mantenuto la funzione sociale della banca di una volta. Stessa finalità, ma modalità e strumenti diversi. Questi nuovi interlocutori sono le piattaforme di social lending.

 

Nel social lending (o prestito peer-to-peer) i protagonisti sono tre: il richiedente, colui che richiede il prestito perché ha bisogno di liquidità, il prestatore, un soggetto privato che investe i propri risparmi mettendoli a disposizione a tanti diversi richiedenti,  ed una piattaforma su Internet attraverso la quale avviene l’incontro tra prestatore e richiedente. Una soluzione digitale, quindi. Ed è proprio grazie alla tecnologia che i tassi di interesse sono più bassi rispetto a quelli offerti dalle banche, perché vengono abbattuti i costi di intermediazione. Ma i vantaggi non sono solo per chi richiede il prestito: anche il privato che mette a disposizione i propri risparmi può ottenere un buon guadagno.

 

Affinché questo modello di finanza etica funzioni, però, è necessario che chi richiede il prestito rispetti i propri impegni e restituisca la somma prestata in base alle modalità concordate: solo così entrambe le parti possono essere tutelate. Social lending non significa credito sociale. È proprio per questo motivo che, per stabilire l’affidabilità di un richiedente e decidere se accordargli un prestito, le piattaforme P2P fanno comunque riferimento al suo merito creditizio che è funzionale anche a stabilire i tassi di interesse, che devono garantire un minimo di ritorno economico per i prestatori dopo le eventuali insolvenze.  In alcuni casi vengono inizialmente proposti tassi “civetta” ossia molto bassi, perché è possibile che in una fase successiva vengano proposti altri prodotti con tassi molto più elevati (le carte revolving, ad esempio).

 

Il social lending è riuscito a ripristinare il ruolo sociale che un tempo apparteneva alle banche, dando la possibilità a chi ha bisogno di piccole somme di richiedere serenamente un prestito e di avere liquidità immediata. È un nuovo modello di finanza etica, è una nuova idea di progresso. Prendi parte anche tu al cambiamento: fai la domanda online per richiedere un prestito Smartika e scopri subito se sei idoneo.

Pubblicato in Aggiornamenti