Canali alternativi di accesso al credito, relativamente giovani, abitano il web e stanno conoscendo un vero boom. Ma le loro somiglianze finiscono qui

 

Crowdfunding e Social Lending (o prestito tra privati) sono considerati da molti figli gemelli della finanza alternativa. Ma così non è. Certo, entrambi rappresentano un modo alternativo di accesso al credito, tutti e due vivono sul web, sono innovativi, social, di ispirazione etica e in forte crescita. Ma chi li vede (e ne parla) come fossero sinonimi commette un errore, perché, seppur parenti, il crowdfunding è diverso dal peer to peer lending.

Crowdfunding: sostenere un progetto che ispira fiducia. Semplificando, nel crowdfunding un gruppo di persone decide di finanziare una startup o un progetto in cui crede Si potrebbe cinicamente dire che si tratta di un investimento “a perdere”, frutto di decisioni prese sotto l’impulso di un’idea che ispira fiducia, ma senza ritorni economici; se non nei casi diventati simbolici, per le ricadute positive sulla collettività, rappresentati ad esempio dalla campagna “Tous Mécènes” (“Tutti mecenati”) del Louvre, oppure, per restare a casa nostra, la campagna di crowdfunding per la ricostruzione della Città della Scienza. Una relazione “tanti a uno” dunque, che si gioca sull’affidabilità del progetto proposto e in cui anche il modo in cui viene presentato e divulgato hanno una grande importanza. E il risultato non è solo una questione di quanto denaro si riesce a raccogliere, ma rappresenta in alcuni casi anche una prima, e nuova, modalità di analisi del mercato con cui si può cominciare a comprendere se il business che si propone è appetibile oppure no.

P2P Lending: investire in modo etico. Il Prestito tra Privati (detto anche Social o Peer-to-Peer lending) è invece, come dice la sua definizione un prestito (presuppone dunque un rientro del denaro investito, più gli interessi) erogato da un privato ad altri privati che vengono messi in contatto tra loro da una piattaforma online autorizzata, vigilata e regolata dalle autorità preposte in base allo Stato in cui opera. Queste piattaforme stanno occupando sempre più fette di mercato imponendosi come canali alternativi rispetto a banche, società finanziarie, e altri istituti autorizzati ai sensi dell’art. 106 del Testo Unico Bancario e dal Decreto Legislativo n.385/1993. Un rapporto questa volta “uno a tanti” dove ciò che conta non è il progetto, il fine in sé, ma la volontà, le richieste e gli interessi delle parti. “Disintermediare” è una delle parole chiave del processo, insieme a semplificare (le procedure), ridurre (i tempi di attesa), e soddisfare (non solo a livello economico ma anche sociale ed etico le esigenze di tutti i protagonisti).

Una soluzione win win. Nel P2P lending si realizza una classica situazione con benefici sia per i richiedenti, sia per i prestatori, con tassi di interesse per entrambi mediamente più favorevoli rispetto a quelli proposti dagli intermediari finanziari tradizionali: rate per restituire il prestito meno proibitive, interessi più alti sul prestito effettuato. Semplice, win win appunto. E senza meccanismi complessi. Alla base c’è la riduzione ai minimi termini dei costi di intermediazione e grazie al web, anche i costi operativi si riducono notevolmente. Così funziona il prestito tra privati e questi sono i significativi vantaggi che porta a tutti, in totale trasparenza e, come accade per Smartika, con l’autorizzazione e la vigilanza della Banca d’Italia (oltre all’iscrizione all’Albo degli Istituti di Pagamento).

Social Lending e Crowdfunding dunque sono gemelli diversi perché differenti sono le modalità operative, gli attori e le finalità. Anche se entra

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